L’albero Kaki di Nagasaki contro l’orrore della guerra

L’albero Kaki di Nagasaki contro l’orrore della guerra
24 Ott 2016

 

di Margherita Napoli

È una storia vera? Questo mi chiedono quando comincio a raccontare dell’albero di Kaki di Nagasaki. Sembra quasi una favola e sarebbe bello cominciare con “C’era una volta”. Chi ci vieta in fondo di farlo anche con una storia vera? Nessuno! E allora…

C’era una volta uno splendido albero di kaki della varietà ‘Tongo’, i suoi pomi erano dolci e morbidi, avrebbe continuato per anni a regalare i suoi dolci e morbidi frutti se la distruzione non fosse caduta dal cielo nell’estate del 1945. Su Nagasaki la mattina del 9 agosto esplose la bomba atomica chiamata “Fat man”. Le lancette degli orologi si fermarono alle 11:02, il tempo stesso parve fermarsi. La città fu ridotta in cenere e morirono migliaia di persone. Anche le altre forme viventi furono colpite.

Sotto le macerie sopravvisse miracolosamente il nostro albero di cachi.

Sembrava morto, metà del suo tronco era carbonizzato, sembrava non ci fossero più speranze per lui, quando, nel 1994, un arboricoltore, il dott Masayuki Ebinuma, scommise che malgrado fosse malridotto e fragilissimo, l’avrebbe guarito.

Da quel fortunato incontro tra un uomo e un albero, avvenuto dopo 50 anni dal tragico evento, è nata la favola vera dell’albero di kaki di Nagasaki.

Con pazienti cure, i primi frutti apparvero e il “medico degli alberi” cominciò a regalare ai bimbi i germogli di “seconda generazione del kaki di Nagasaki” che per lui erano “ambasciatori di pace”.

Da allora un albero con radici in Giappone ha i suoi germogli coltivati in tutto il mondo! Perché questo accadesse c’è stato bisogno di un altro incontro fortunato, quello tra il dott. Ebinuma e un famoso artista giapponese Tatsuo Miyajima che, conosciuta la storia dell’albero, se n’è innamorato. Il loro entusiasmo, forte e contagioso, li ha aiutati nel lungo percorso per far conoscere l’avventura del kaki. Il progetto nacque nel 1996, ma la svolta avvenne quando il “Kaki Tree Project”-La rinascita del tempo- giunse alla 48° Biennale di Venezia nel 1999. Da allora sul Pianeta ci sono tantissimi “genitori adottivi” delle pianticelle di “seconda generazione dell’albero di cachi sopravvissuto al bombardamento atomico”.

Così il miracolo della rinascita avviene ancora e ancora grazie a chi crede in questa iniziativa che vuole testimoniare la forza della vita che si rigenera attraverso i semi adottati e curati come si deve sempre curare la fragile pace. Le cerimonie di piantumazione dei germogli sono molto suggestive e tutti i bambini dedicano disegni, canti e danze alle pianticelle che arrivano dal giardino botanico in Giappone.

Anche in Italia ci sono tanti comuni e scuole che hanno aderito al progetto.

In Puglia ci sono tre “figli” del kaki tenacemente sopravvissuto alle radiazioni della bomba atomica: a Foggia(Liceo Marconi), Cisternino(I giardini di Pomona) e Alberobello(B&B Joyful People).

Contro l’orrore della guerra il piccolo germoglio verde ci dice che bisogna rispettare tutte le specie viventi sulla Terra perché anche noi uomini facciamo parte della Natura e se il nostro habitat soffre, soffriamo anche noi.

Ecco, questa è l’emozionante favola vera che dal Sol Levante è giunta fino alle pagine di Cittadeibimbi. Ha contagiato anche me che sono qui a raccontarla perché certe storie vengono a bussare alla nostra anima, a chiedere di essere ascoltate e poi trasmesse. Sarebbe bello che la voglia di parlarne crescesse anche nei vostri cuori e perché no, sarebbe bellissimo che una “pianticella di seconda generazione” potesse diventar grande insieme a voi. Chissà che questo desiderio non si avveri proprio con Cittadeibimbi: io ci credo, e voi?

Un poetico video su youtube: Se volete saperne di più ecco  il sito

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