Con Roberto Muci anche la letteratura è Magia

Con Roberto Muci anche la letteratura è Magia
04 Ott 2016

Un cappello arancione, una maglietta bianca, tanti colori e tanta musica. E poi il sorriso, le mani che volteggiano ed il suo sguardo: inconfondibile e travolgente sia per piccini sia per grandi.
Il cappello e il faccione del Mago dei Bambini Roberto Muci, da sempre amico di Cittadeibimbi, hanno fatto capolino a “Famiglie in Fiera” con il nuovo spettacolo ispirato a “La fabbrica di cioccolato” di Roald Dahl: “M come Magia, speciale Willy Wonka”.
Quasi un’ora di meraviglie e risate per celebrare il centenario della nascita dello scrittore britannico. I bambini fanno a gara per accaparrarsi un posto in prima fila e restano a bocca aperta per tutto il tempo, aspettando una domanda, una provocazione, una sorpresa.

Al centro dello spettacolo il tema del viaggio: quello fisico per spostarsi da una parte all’altra del palco e quello temporale che ci spinge anche da adulti a lasciarci andare per ritrovare la parte più infantile di noi. E’ questa la magia dell’arte di Roberto Muci, quella di far dimenticare agli spettatori età, impegni e routine, e di ricordare a tutti l’insegnamento del piccolo Charlie Bucket e cioè che è sufficiente accontentarsi di piccole cose per essere felici.
Anche per questo nello spettacolo gli adulti diventano protagonisti della scena e maneggiano campane, fingono di non capire, reagiscono agli scherzi ridendo senza porsi limiti e freni.

 

La felicità è uno degli elementi principali dello spettacolo, di questo e di quelli che compongono il repertorio di Muci che in questa intervista ci racconta il suo lavoro e si racconta regalandoci anche tanti riferimenti letterari.

E’ la prima volta che ti ispiri ad uno scrittore?
No. Già nel mio precedente “A spasso tra le fiabe” percorrevo i miti della letteratura per l’infanzia: da “Mary Poppins” di Pamela Lyndon Travers alle “Mille e una notte” e al suo Aladino.
Con “M come Magia, speciale Harry Potter”, le avventure del maghetto di Hogwarts passavano dal franchise della Rowlings al palco, con un viaggio (tema ricorrente nei miei spettacoli) che partiva dal binario 9¾.
In “Di mostri e di bambini, ma per gioco!” mi sono ispirato a Maurice Sandak e al suo “Nel paese dei mostri selvaggi”, ma anche ai libri di Febe Sillani, così come in “M come Magia, speciale a Pirate’s life” ho strizzato l’occhio al Corsaro Nero di Salgari.
Dopo Roald Dahl, mi piacerebbe raccontare i viaggi di Saturnino Farandola di Albert Robida, se non addirittura “Pippi Calzelunghe” o “Il giornalino di Giamburrasca”.

Perchè proprio la fabbrica di cioccolato?
Perché fa parte della mia cultura. Ho approcciato l’opera di Dahl con quel libro, proseguendo con “L’ascensore di Cristallo”, ma anche con “La magica medicina” e tanti altri racconti.
Dahl ha la capacità di mostrare al lettore una morale, benché le sue storie siano al limite del “politicamente corretto”, travalicando spesso quel confine. Quando poi ho visto la trasposizione cinematografica, la cui sceneggiatura ho scoperto essere stata scritta proprio da lui, ho apprezzato il genio recitativo di Gene Wilder, a cui mi ispiro per alcuni passaggi, e la potenza visiva di Mel Stuart, un mestierante dello spettacolo la cui regia ha permesso a quel film di sopravvivere negli anni.
Prima dell’avvento dei DVD e del Blu Ray, attendevo la trasmissione de “La fabbrica di cioccolato” in TV, e caso vuole, anche oggi, che venisse proposto sempre nel periodo natalizio.
Per cui mi riporta alla memoria odori, sapori, e tanti bei ricordi della mia infanzia. E poi: chi non conosce Willy Wonka.

Qual è il ruolo dei bambini nello spettacolo?
I bambini mi aiutano a raccontare la storia, e lo spettacolo, spesso, si integra e si completa con le loro reazioni: sia di quelli che mi fanno compagnia sul palco, sia degli altri che mi seguono dal pubblico. Mi aiutano a improvvisare, a modificare i dialoghi con le loro risposte e le loro parole, seguendo un canovaccio, benché preciso, che lasci spazio al loro modo di vivere quell’istante.
Sono contrario ad “usare” i bambini sul palco. Loro sono lì per divertirsi, non per essere messi in imbarazzo (orrore commesso puntualmente da molti maghi per bambini).

E quello degli adulti? Li coinvolgi sempre?
Il coinvolgimento degli adulti è liberatorio per i bambini: vedere i loro amici, i loro genitori, i loro tutori sul palco, coinvolti nel gioco, li rende i loro eroi, e rafforza nel bambino l’idea che l’adulto possa essere un ottimo compagno, mai banale. Nello spettacolo, gli adulti sono i protagonisti della grande festa a casa Bucket. Mi sono concesso una piccola libertà rispetto al racconto, inserendo le campane polifoniche. L’adulto, capito il meccanismo, diventa parte integrante di quel momento e, ormai rilassato, inizia a divertirsi senza alcuna riserva. Non crea ilarità, ma allegria.

Quali brani reciti durante lo spettacolo?
Quello che mi piace di più riguarda gli Umpa Lumpa; quando Wonka li scopre nel cuore della giungla di Lumpalandia, nascosti in capanne costruite sugli alberi per sfuggire alle più pericolose belve al mondo: i policorni, i sarcopedonti e gli sfarabocchi. Uno sfarabocchio è capace di mangiarsi anche dieci Umpa-Lumpa a colazione, e non si fa certo pregare se si presenta l’occasione per fare il bis.
Così come, verso il finale, parlo di Willy Wonka (non temo lo spoiler, visto che la storia è fin troppo conosciuta) che aveva sì trovato un erede, ma anche una famiglia.
Ma il brano più bello, secondo me, è tratto dalla canzone “Pure Immagination” di Leslie Bricusse e Anthony Newley. Scritta per il film è diventata una delle cover più abusate (ne ho appena scoperta una dei Maroon 5): “Hold your breath, Make a wish, Count to three – Trattieni il respiro, Esprimi un desiderio, Conta fino a tre”. In fondo potrebbe essere il manifesto del mio modo di fare magia: “Come with me and you’ll be in a world of pure immagination: vieni con me e sarai in un modo di pura immaginazione”. Bello no?

I colori, la musica, gli oggetti. Cosa è più rilevante nei tuoi spettacoli?
In uno spettacolo destinato ai bambini i colori, la musica gli oggetti presenti in scena sono importantissimi, ma – sembrerà strano – credo che la cosa più rilevante siano i testi, le parole. Adoro lo story telling (è una branca della magia ndr). La magia può ed essere anche evocata dal racconto.

Ricordi il commento più bello che ha fatto un bambino al tuo spettacolo?
Il più bello, e il più inaspettato, è stato: “Ti voglio bene” (seguito da un abbraccio).

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Annamaria Minunno

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